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Dettagli di alcuni telai tradizionali De Rosa |
De Rosa
La storia di De Rosa inizia in modo simile a quelle di altri costruttori.
Una delle differenze, rispetto ad alcuni, è invece che continua ancora oggi.
Ugo De Rosa nasce a Milano nel 1934. Da ragazzino gli piacciono le biciclette,
si mette a correre e a 13 anni entra a bottega dallo zio che ha un'officina di
riparazione nei pressi di Niguarda.
E' sveglio, ha passione per la meccanica e a scuola si procura le basi
tecniche per fare il grande salto: a 18 anni decide di smettere
i panni di ragazzo di bottega e apre un piccolo negozio in via Lanfranco
della Pila.
E' il 1952, l'Italia si sta scrollando di dosso le macerie della guerra.
C'è spazio per chi ha iniziativa, idee, capacità, voglia di fare. Quanto
alla bici Milano è da sempre piazza d'eccellenza, e il giovane De Rosa
è in buona compagnia: Pogliaghi ha aperto bottega qui nel 1947, Cinelli
nel 1948, Masi nel 1949, mentre Colnago lo farà nel 1954.
De Rosa si fa apprezzare per le biciclette che costruisce per numerosi
corridori dilettanti. Il suo nome inizia a circolare tra gli addetti ai lavori.
La svolta arriva, quasi per caso, nel 1958. Il campione francese Raphael
Geminiani è a Milano per correre una riunione al Vigorelli ma gli manca
il ferro del mestiere. Non ha la bici.
De Rosa gli fornisce provvidenzialmente una delle sue. Quella bici gli
vale un posto sull'ammiraglia di Geminiani al Giro D'Italia del 1958.
Con un telaio costruito da De Rosa il francese arriva poi terzo al Tour
de France dello stesso anno.
E' l'ingresso di De Rosa nel mondo delle corse professionistiche, che diverrà per
molti anni l'altra faccia della sua attività. Costruisce le biciclette
e sale in ammiraglia come meccanico. Seguirà la Faema di Rik Van Looy,
poi la Tbac e la Max Mayer di Gastone Nencini. Nel '67 è alla Sanson con
Gianni Motta.
Nel 1969 inizia a collaborare con Eddy Merckx, e nel 1973 approda
ufficialmente come meccanico alla Molteni, la squadra in cui milita il
campione belga. Merckx stravince ma è esigentissimo, ai limiti dell'esasperazione.
Per De Rosa sono anni di lavoro intenso. Spesso preparara di notte
le biciclette che Merckx utilizza il giorno successivo.
Per una Milano-Sanremo prepara diverse forcelle con cui Merckx prova e riprova
la discesa del Poggio sino a individuare quella prescelta. Per un Giro D'Italia
gli costruisce addirittura un telaio diverso per ogni tappa.
Il sodalizio tra i due si consolida sino a sconfinare nell'amicizia. Dopo
il ritiro dalle corse di Merckx nel 1978, è De Rosa a guidarlo nell'avvio
della sua nuova carriera come costruttore sino a quando il belga fonderà
la propria azienda nel 1981.
Del 1973 è anche la prima bicicletta firmata con il "cuore" De Rosa.
Il logo appare sulle biciclette verdi della GBC di Dino Zandegù, dove
corrono Panizza e Francioni. Il marchio si afferma rapidamente e diventa
sinonimo di qualità gettando le basi del successo commerciale.
Sceso dall'ammiraglia De Rosa non abbandona il mondo delle corse, e
le sue biciclette ottengono negli anni numerosi successi sportivi che
consolidano l'immagine del marchio. Corrono con i suoi telai la Sammontana
nei primi anni '80, l'Ariostea dal 1985 al 1990, la Gewiss negli anni '90,
e poi via via nuove formazioni.
Fino ai primi anni '90 De Rosa produce solo classici telai con tubazioni
Columbus in acciaio, con congiunzioni microfuse. Negli anni le serie
di tubi si evolvono, cambia qualche dettaglio ma i telai continuano
a distinguersi per le linee pulite e semplici, le verniciature sobrie
ed eleganti.
Il vecchio laboratorio intanto è diventato un'azienda. Cambia sede un paio
di volte sino a quella attuale di Cusano Milanino. Intanto il mercato
della bicicletta si evolve: dapprima le congiunzioni lasciano posto
alla saldatura a TIG, e poi addirittura l'acciaio passa in soffitta.
Arrivano il titanio, l'alluminio, il carbonio.
Bisogna adeguarsi, e il catalogo De Rosa si arricchisce di modelli
costruiti con i materiali, le tecniche e forme richieste dal mercato di
oggi. L'acciaio con congiunzioni conserva pochi estimatori e occupa solo
una piccola parte della produzione attuale. A tenerla in vita sono
soprattutto gli ordini che arrivano dall'estero.
Ma forse, se potesse, Ugo De Rosa i telai continuerebbe a farli cosi',
come una volta. O almeno a noi piace pensarlo. In un angolo dell'officina
custodisce ancora una sua vecchia bici degli anni '50, una delle bici
costruite per Merckx negli anni della Molteni, e una di quelle costruite
negli anni '90 per il talentuoso Evgeni Berzin. Forse il cuore, quello
vero, è rimasto li'.
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