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La gomma del ponte

Una maglia che è diventata leggendaria. Il disegno conserva la semplicità che le maglie delle squadre professionistiche hanno mantenuto fino all'incirca agli anni '80, prima di diventare, salvo qualche eccezione, un'accozzaglia di scritte di dimensioni, forme e colori diversi.

I colori sono chiaramente quelli della bandiera statunitense. Blu, bianco e rosso. E proprio a quella bandiera, o se preferite al costume di Captain America, eroe a fumetti creato dalla Marvel negli anni '50, è evidentemente ispirata.

E per chi non ne conosce la storia, con quei colori, con quella grande scritta "Brooklyn" stampata in mezzo al petto, potrebbe trattarsi benissimo di una trovata celebrativa, dell'ennesimo gadget dedicato al mito dell'America o di New York.

In realtà la storia di questa maglia, e con essa della squadra ciclistica Brooklyn Chewing Gum, attiva nel panorama professionistico negli anni '70, nasce al di qua dell'oceano, precisamente a Lainate, un paese alle porte di Milano.

E' qui infatti che i fratelli Ambrogio ed Egidio Perfetti hanno fondato nel 1946 il Dolcificio Lombardo, che si chiamerà poi semplicemente Perfetti, una ditta per la produzione di dolci e caramelle. E a metà degli anni '50 in Italia la novità in ambito dolciario si chiama chewing gum, la gomma da masticare.

Sino a qualche anno prima ancora sconosciuta, la gomma da masticare era arrivata in Italia con i soldati alleati, e in seguito con il cinema americano, in cui si vedevano spesso gli attori scartare e masticare chewing gum.

I Perfetti decidono quindi di lanciare sul mercato la prima gomma da masticare di produzione italiana e affidano l'operazione a Daniele Oppi, pittore e letterato milanese che in quel periodo si divideva tra l'arte e la consulenza in campo pubblicitario.

Oppi aveva al suo attivo l'invenzione di numerosi marchi e nomi di prodotti di grande successo: la Lambretta per Innocenti, la linea Chicco per l'Artsana, e l'ago Pic Indolor tanto per citare i piu' noti. E' lui a convincere i Perfetti ad adottare per la gomma il formato a lastrina anziché a pallina.

Quanto al nome, la gomma con cui emulare gli eroi di Hollywood, si chiamerà Brooklyn. Oppi disegna la confezione con il ponte stilizzato e conia lo slogan che accompagnerà il lancio del prodotto: "Brooklyn, la Gomma del Ponte". Il tutto, rigorosamente, made in Italy, tanto che negli Stati Uniti le Brooklyn non esistono nemmeno, se non importate.

Il prodotto riscuote un enorme successo. Negli anni '70, come avviene per molti altri prodotti, anche alla "Gomma del Ponte" si abbina un concorso a premi. Nel 1972, Giorgio Perfetti, l'allora presidente, in cerca del premio ideale per il concorso e in visita al Salone del Ciclo di Milano, rimane folgorato da una bicicletta esposta allo stand del costruttore torinese Alfredo Gios.

Si chiama "Easy Rider" ed è un modello unico, esposto da Gios per promuovere le sue biciclette da città. Ma Perfetti ne ordina cento pezzi: saranno il premio del concorso della "Gomma del Ponte".

L'anno seguente Perfetti decide di sponsorizzare una squadra di ciclismo professionistico e la Gios viene coinvolta nell'operazione per fornire le biciclette.

Il colore del telaio deve sposarsi con quelli della maglia, e nasce cosi' il blu elettrico che da allora contraddistingue le biciclette Gios. E senza Perfetti e la Brooklyn, probabilmente non esisterebbe oggi la Gios cicli corsa.

La sponsorizzazione della Perfetti con il team Brooklyn dura cinque anni, dal 1973 al 1977. La maglia l'abbiamo gia descritta. Negli anni resterà pressoché identica, salvo piccole variazioni, nella scritta o nell'ampiezza delle strisce bianco-rosse. Cosi' come il direttore sportivo del team, che sarà sempre Franco Cribiori.

Curiosamente l'ossatura di questa squadra italiana dal nome americano è costituita da corridori belgi. Per tutti i cinque anni la stella del team è Roger De Vlaeminck, capace di ottenere in quegli anni un bottino di vittorie impressionante nelle classiche di un giorno, senza farsi intimidire dallo strapotere del connazionale Eddy Merckx.

Corridore versatile, a suo agio su strada, in pista e sui campi di ciclocross, Roger De Vlaeminck lego' in particolare il suo nome alla Parigi-Roubaix, a cui partecipo' quattordici volte vincendola in quattro edizioni, ma soprattutto senza mai forare, il che contribui' ad alimentare la leggenda intorno alla sua figura.

Con De Vlaeminck corse per un paio d'anni in maglia Brooklyn anche il fratello Erik, vero specialista del ciclocross, sette volte campione del mondo della specialità.

Ma soprattutto Patrick Sercu, l'indiscusso Re delle Seigiorni, pedalatore perfetto ed elegante, molto probabilmente il piu' completo specialista della pista mai apparso nei velodromi.

Patrick Sercu nella sua carriera - dalle Olimpiadi di Tokio 1964 alla SeiGiorni di Milano del 1983 - ha conquistato innumerevoli titoli su pista, in ogni specialità: velocità, americana, omnium, chilometro da fermo, dietro derny... stabilendo spesso primati mondiali. Ha vinto 88 delle 223 Seigiorni disputate, salendo 92 volte sul podio.

Nato come pistard, Sercu è diventato anche buon velocista su strada, dove si è aggiudicato 95 successi, tra i quali 14 vittorie di tappa al Giro d'Italia e 6 al Tour de France, una delle quali firmata sugli Champs Elyseés a Parigi con indosso la maglia verde di leader della classifica a punti.

Accanto a questi campioni nel corso degli anni vestono la casacca Brooklyn, per citare solo o piu' noti, anche lo specialista della velocità su pista Giordano Turrini, argento alle Olimpiadi del 1968, piu' volte piazzato ai Mondiali, ben otto volte campione italiano e sei volte campione europeo dello sprint.

Per alcune stagioni corre in maglia Brooklyn anche il battagliero Wladimiro Panizza, scalatore tenace, due volte campione italiano di ciclocross, che detiene il record di partecipazioni (18) al Giro d'Italia, in cui sfioro' la vittoria nel 1980.

Le file della Brooklyn ospitano anche due futuri vincitori del Giro D'Italia: il belga Johan de Muynck, che vincerà la corsa rosa nel 1975, e un giovane Fausto Bertoglio, che si imporrà invece nel 1978, entrambi difendendo altri colori.

In cinque anni gli uomini Brooklyn hanno messo in archivio abbastanza imprese da alimentare la leggenda. E la gomma del ponte? Beh, quella c'è ancora oggi, anche se non è piu' cosi' di moda...

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